Il cinema in Italia
 

Ancora su Logan Lucky e l'esperimento Fingerprint

Karamazov 3 Ago 2017 00:48
Il rapporto di amore e o***** tra Steven Soderbergh e Hollywood è arrivato ad
un punto di rottura. Di nuovo.
Dopo aver cercato per anni alternative ai contratti con le major, alle
imposizioni degli stu*****s e al dover concedere diritti, decisioni e potere sui
suoi film a produzioni giganti, Soderbergh sembrava essersi ritirato dal cinema
(dopo averlo annunciato innumerevoli volte) e invece ora ritorna con un sistema,
che poi è in realtà un modello di business, tutto suo tramite il quale essere
libero e soprattutto poter produrre e distribuire un tipo di film che nessuno in
America produce più: il cinema me***** per *******

Sono anni che si parla di come i film con budget tra i 15 e i 30 milioni di
dollari non esistano più, erano segmenti come le commedie romantiche
(praticamente morte) o altre produzioni con buoni attori ma pochi costi vivi,
film medi che potevano raggiungere grandi successi ma anche rientrare dei loro
costi onestamente. Ora quel segmento è stato spazzato via. Al cinema esistono
le microproduzioni o le megaproduzioni. Investire pochissimo in modo che
qualsiasi risultato sia buono, oppure investire tantissimo, centinaia di milioni
(specie in marketing), in modo che il risultato sia il più certo possibile.

L’obiettivo è non dover mai più discutere con qualche executive di uno
stu***** per una decisione artistica, non dover più venire a patti con nessuno
Soderbergh ha spiegato al New York Times come funzioni il sistema messo in piedi
tramite la sua società Fingerprint: consiste nel cercare i fondi “a valle”,
cioè prevendere il proprio film agli ultimi anelli della catena di sfruttamento
per avere il capitale utile a produrre, distribuire e promuovere. L’obiettivo
è non dover mai più discutere con qualche executive di uno stu***** per una
decisione artistica, non dover più venire a patti con nessuno.
Innanzitutto per mettere insieme il budget per la produzione il film viene
prevenduto all’estero, a tutte le distribuzioni straniere, sulla base del nome
del regista, del genere e della trama. Così Logan Lucky ha messo insieme circa
30 milioni di dollari. È già evidente che si tratta di un sistema buono solo
per qualcuno con un nome come quello di Soderbergh, qualcuno così abituato a
lavorare con le star da poterle garantire anche prima di ogni contratto e così
noto che le distribuzioni straniere sono disposte a comprare un suo film a
scatola chiusa, senza vedere nemmeno un’immagine.

Il budget successivo, quello necessario per la promozione e distribuzione, viene
invece messo insieme prevendendo il film a tutti tranne che alle sale americane:
tv via cavo, linee aeree, video on demand e via dicendo.
Così facendo la produzione ha il denaro che gli consente di non doversi
rivolgere ai soliti distributori sul suolo americano, gli stessi che (a detta di
Soderbergh) spendono troppo e male i soldi della promozione. Per mandare il film
in sala si può scegliere una società più piccola che farà un lavoro più
piccolo, perché della promozione se ne occuperà lo stesso Soderbergh. La
società che distribuirà Logan Lucky è Bleecker Street, si prende 1 milione di
dollari più una percentuale sui biglietti ma solo una volta raggiunto un certo
incasso.

Secondo questo modello non ci sono quote da dovere agli stu*****s ma i profitti
sono tutti per la produzione che poi può dividerli come crede con attori e
maestranze. Sostanzialmente taglia un intermediario diventando anche una
società di vendite e di marketing. Perché alla fine tutta la promozione sta in
mano al filmmaker, cosa a cui Soderbergh tiene molto. Ha infatti tagliato lui i
trailer di Logan Lucky, ha realizzato lui la locandina e via dicendo. Ha anche
preso decisioni cruciali come quella di non invadere il mercato di pubblicità
ma di risparmiare e tenersi il grosso del budget promozionale per le settimane a
ridosso dell’uscita, perché ritiene sia molto più efficace.

Sembra un metodo perfetto (se funzionerà). Almeno sulla carta è replicabile,
in grado di sostenersi e dà a Soderbergh la libertà che tanto desidera.

L’idea è che ognuno, raggiunta una certa fama, possa diventare uno stu***** a
sé e avere nella propria società tutto il necessario per la produzione e
sopravvivenza del proprio film, trovando nelle prevendite quel capitale di
rischio che gli stu*****s trovano altrove (ad oggi più che altro fondi
d’investimento e capitali cinesi).
Piergiorgio Sartor 6 Ago 2017 18:23
On 2017-08-03 00:48, Karamazov wrote:
[...]
> L’idea è che ognuno, raggiunta una certa fama, possa diventare uno stu*****
a sé e avere nella propria società tutto il necessario per la produzione e
sopravvivenza del proprio film, trovando nelle prevendite quel capitale di
rischio che gli stu*****s trovano altrove (ad oggi più che altro fondi
d’investimento e capitali cinesi).

Ma il problema non e` la produzione, bensi`
la distribuzione.
Negli USA ci sono banche specializzate in
prestiti per fare film...

Mentre quasi ogni regista minimamente famoso ha
una sua casa di produzione, la distribuzione e`
affidata quasi a sempre a quei 3~4 colossi.

Sicuramente per quel che riguarda cinema e supporti.

Per quanto riguarda internet, invece, c'e` qualche
variazione, tipo Netflix e colleghi.

In ogni caso la promozione e` l'elemento critico,
in cui si investono cifre spropositate.
Ed il motivo e` semplice, come nella musica, la
concorrenza e` tale per cui solo chi grida piu`
forte viene ascoltato.

A meno di non trovarsi una nicchia...

bye,

--

piergiorgio
Karamazov 6 Ago 2017 22:05
Il giorno domenica 6 agosto 2017 18:28:33 UTC+2, Piergiorgio Sartor ha scritto:
> On 2017-08-03 00:48, Karamazov wrote:
> [...]
>> L’idea è che ognuno, raggiunta una certa fama, possa diventare uno
stu***** a sé e avere nella propria società tutto il necessario per la
produzione e sopravvivenza del proprio film, trovando nelle prevendite quel
capitale di rischio che gli stu*****s trovano altrove (ad oggi più che altro
fondi d’investimento e capitali cinesi).
>
> Ma il problema non e` la produzione, bensi`
> la distribuzione.

sì esatto la novità sta nelle nuove forme di
distribuzione (netflix) che prima semplicemente
non esistevano e di conseguenza anche
nella promozione (viral marketing etc).

se tutto questo alla fine comporterà un
innalzamento della qualità, sinceramente non ne
ho idea, questo Logan Lucky comunque
mi incuriosisce molto, più che per il film
in sè, per quello che rappresenta.
tloback@gmail.com 7 Ago 2017 00:58
Il giorno giovedì 3 agosto 2017 00:48:25 UTC+2, Karamazov ha scritto:

> Sono anni che si parla di come i film con budget tra i 15 e i 30 milioni >di
dollari non esistano Al cinema esistono le microproduzioni
>o le megaproduzioni

In questo periodo nelle sale USA

Atomic Blonde
Budget: $30.000.000 (estimated)
******* Driver
Budget: $34.000.000 (estimated)

Kidnap
$21.000.000 (estimated)
******* Trip
Budget: $19.000.000 (estimated)

e altri duemila titoli su quella fascia di budget

c'e' qualcosa che non torna nei tuoi calcoli o hai confuso n'attimino le cifre
Karamazov 7 Ago 2017 14:36
Il giorno lunedì 7 agosto 2017 00:58:27 UTC+2, tlo...@gmail.com ha scritto:
> Il giorno giovedì 3 agosto 2017 00:48:25 UTC+2, Karamazov ha scritto:
>
>> Sono anni che si parla di come i film con budget tra i 15 e i 30 milioni >di
dollari non esistano Al cinema esistono le microproduzioni
>>o le megaproduzioni
>
> In questo periodo nelle sale USA
>
> Atomic Blonde
> Budget: $30.000.000 (estimated)
>
> ******* Driver
> Budget: $34.000.000 (estimated)
>
> Kidnap
> $21.000.000 (estimated)
>
> ******* Trip
> Budget: $19.000.000 (estimated)
>
> e altri duemila titoli su quella fascia di budget
>
> c'e' qualcosa che non torna nei tuoi calcoli o hai confuso n'attimino le cifre

i calcoli non sono miei, ma che l'offerta cinematografica
negli ultimi anni si sia polarizzata alle due
estreme mi sembra difficilmente contestabile.

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