Il cinema in Italia
 

The story of film

Erg Frast (lab) 12 Lug 2017 09:33
In onda su rai5 il venerdì sera.
https://it.wikipedia.org/wiki/The_Story_of_Film:_An_Odyssey
Quella in onda sembra la versione contratta, in ogni caso si riesce a
scaricare quella integrale dalla rete, anche in italiano.

Viste le prime 2.5 puntate (in tutto sono 15)
E' una storia del cinema, a carattere divulgativo, con moltissimi esempi
ed estratti dalle opere più importanti.
Sebbene abbia qualche perplessità sull'impostazione (un po' di
Hollywoodcentrismo), sembra un lavoro veramente molto interessante e ben
fatto, ricchissimo di notizie e di spunti. Alcuni approfonsimenti sugli
aspetti tecnici, molto istruttivi e a margine considerazioni economiche
e sociali (senza esagerare).

Assolutamente da vedere.

EF

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Karamazov 12 Lug 2017 13:33
Il giorno mercoledì 12 luglio 2017 09:33:49 UTC+2, Erg Frast (lab) ha scritto:
> In onda su rai5 il venerdì sera.

riporto alcune considerazioni fatte all'epoca della
visione:

mi fece una buona impressione nei primi episodi,
quelli sul cinema più datato, le magagne vennero
fuori...

"arrivati agli anni ‘70, la serie rimane interessante per i contenuti, solo
emerge un problema di fondo.
Chiara l’intenzione di dare una visione a 360 gradi della storia
del cinema, cioè includendo TUTTA la filmografia mondiale,
viene a galla come effetto collaterale, probabilmente indesiderato,
l’imbarazzante divario tra il cinema (dei paesi avanzati) e tutto il resto.
Ad esempio quando lo sceneggiatore del film indiano Sholay
(una specie di loro kolossal, di cui vengono fatte vedere alcune scene)
afferma convinto che il suo film è superiore a qualsiasi capolavoro
occidentale, un po’ vien da ridere, un po’ ci si sente in imbarazzo per lui.

comica invece la storia del regista siriano Akkad, autore di film di propaganda
filo-islamica, (come un film su maometto o quello a noi noto
sul patriota libico anti italiano prodotto da gheddafi e di recente
rimesso in circolazione), il quale sosteneva la tesi dell’islamismo
come religione di pace e che i veri terroristi sono i cristiani,
e ucciso casualmente mentre si trovava nell’Hotel Hyatt di Amman,
durante un attacco suicida islamista contro bersagli occidentali."

arrivando all'era contemporanea, prevedibilmente
le cose peggiorano:

"se finora c’era stata solo ogni tanto qualche affermazione
diciamo “originale” ma comunque rispettabile qui mi pare
che si parta proprio per la tangente.
Inizia dicendo come gli anni ‘80 siano caratterizzati dalle
bugie di Reagan e Thatcher, evabè solita solfa, ma poi non mi puoi,
caro Mark Cousins, esaltare dei film cinesi prodotti in una dittatura,
come simbolo di liberà di pensiero, così mi cadi nel ridicolo.
Non contento spara altre 2 bombe, il film Repentance (film
sovietico-georgiano)
sarebbe la causa della caduta del muro di Berlino (what?) mentre
Come and See (sovietico-bielorusso) addirittura il miglior film di guerra di
tutti i tempi (dalle sequenze mostrate non si direbbe proprio).
Poi esalta un film africano in cui il regista inserisce un flashback
in un altro flashback (addirittura!).
Ansia da prestazione si direbbe, la voglia smodata di esaltare il cinema
terzomondista contro quello capitalista sembra gli abbia fatto perdere
il contatto con la realtà."
Erg Frast (lab) 12 Lug 2017 15:10
Il 12/07/2017 13:33, Karamazov ha scritto:
> Il giorno mercoledì 12 luglio 2017 09:33:49 UTC+2, Erg Frast (lab) ha
scritto:
>> In onda su rai5 il venerdì sera.
>
> riporto alcune considerazioni fatte all'epoca della
> visione:
>
> mi fece una buona impressione nei primi episodi,
> quelli sul cinema più datato, le magagne vennero
> fuori...
>
> "arrivati agli anni ‘70, la serie rimane interessante per i contenuti, solo
> emerge un problema di fondo.
> Chiara l’intenzione di dare una visione a 360 gradi della storia
> del cinema, cioè includendo TUTTA la filmografia mondiale,
> viene a galla come effetto collaterale, probabilmente indesiderato,
> l’imbarazzante divario tra il cinema (dei paesi avanzati) e tutto il resto.
> Ad esempio quando lo sceneggiatore del film indiano Sholay
> (una specie di loro kolossal, di cui vengono fatte vedere alcune scene)
> afferma convinto che il suo film è superiore a qualsiasi capolavoro
> occidentale, un po’ vien da ridere, un po’ ci si sente in imbarazzo per
lui.
> comica invece la storia del regista siriano Akkad, autore di film di
propaganda
> filo-islamica, (come un film su maometto o quello a noi noto
> sul patriota libico anti italiano prodotto da gheddafi e di recente
> rimesso in circolazione), il quale sosteneva la tesi dell’islamismo
> come religione di pace e che i veri terroristi sono i cristiani,
> e ucciso casualmente mentre si trovava nell’Hotel Hyatt di Amman,
> durante un attacco suicida islamista contro bersagli occidentali."
>
> arrivando all'era contemporanea, prevedibilmente
> le cose peggiorano:
>
> "se finora c’era stata solo ogni tanto qualche affermazione
> diciamo “originale” ma comunque rispettabile qui mi pare
> che si parta proprio per la tangente.
> Inizia dicendo come gli anni ‘80 siano caratterizzati dalle
> bugie di Reagan e Thatcher, evabè solita solfa, ma poi non mi puoi,
> caro Mark Cousins, esaltare dei film cinesi prodotti in una dittatura,
> come simbolo di liberà di pensiero, così mi cadi nel ridicolo.
> Non contento spara altre 2 bombe, il film Repentance (film
> sovietico-georgiano)
> sarebbe la causa della caduta del muro di Berlino (what?) mentre
> Come and See (sovietico-bielorusso) addirittura il miglior film di guerra di
> tutti i tempi (dalle sequenze mostrate non si direbbe proprio).
> Poi esalta un film africano in cui il regista inserisce un flashback
> in un altro flashback (addirittura!).
> Ansia da prestazione si direbbe, la voglia smodata di esaltare il cinema
> terzomondista contro quello capitalista sembra gli abbia fatto perdere
> il contatto con la realtà."
>

Ancora non ho visto e quindi non sono in grado di dare un giudizio
circostanziato.
Tuttavia devo ammettere che, in base alle mie conoscenze
cinematografiche, il divario tra cinema occidentale e quello "altro"
emerge in tutta la sua evidenza A FAVORE DI QUELLO "ALTRO".
Il cinema iraniano dei Kiarostami, Makmalbaf e Farhadi è evidentemente
superiore a qualsiasi cosa prodotta da Hollywood negli ultimi decenni,
se non altro per concezione.
Mark Cousins accenna solo i meccanismi che spiegano tutto ciò, ma un po'
li fa capire, quanto basta.
Per inciso non ricordo nessun film di guerra americano in grado di
avvicinarsi anche solo lontanamente a "Va e vedi" (Come and See AKA Idi
i smotri).

Cmq vedrò e poi dirò.

EF


---
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Karamazov 12 Lug 2017 15:53
Il giorno mercoledì 12 luglio 2017 15:10:43 UTC+2, Erg Frast (lab) ha
> Ancora non ho visto e quindi non sono in grado di dare un giudizio
> circostanziato.
> Tuttavia devo ammettere che, in base alle mie conoscenze
> cinematografiche, il divario tra cinema occidentale e quello "altro"
> emerge in tutta la sua evidenza A FAVORE DI QUELLO "ALTRO".

in realtà la contrapposizione non era
Hollywood vs. resto del modo ma tra cinema
di paesi con una tradizione alle spalle
e quello di paesi, diciamo, emergenti, comunque
con una storia molto locale, quello che
va molto in un certo tipo di circuito

> Il cinema iraniano dei Kiarostami, Makmalbaf e Farhadi è evidentemente
> superiore a qualsiasi cosa prodotta da Hollywood negli ultimi decenni,
> se non altro per concezione.

forse anche se poi nel cinema sarebbe anche abbastanza
importante la tecnica rappresentativa, almeno per alcuni

> Mark Cousins accenna solo i meccanismi che spiegano tutto ciò, ma un po'
> li fa capire, quanto basta.

a me pare che quando entriamo nell'epoca moderna
perda del tutto l'obiettività e questo squalifica
il suo lavoro come quello di qualsiasi critico

> Per inciso non ricordo nessun film di guerra americano in grado di
> avvicinarsi anche solo lontanamente a "Va e vedi" (Come and See AKA Idi
> i smotri).

ok, de gustibus
Erg Frast (lab) 12 Lug 2017 17:15
Il 12/07/2017 15:53, Karamazov ha scritto:

>
>> Mark Cousins accenna solo i meccanismi che spiegano tutto ciò, ma un po'
>> li fa capire, quanto basta.
>
> a me pare che quando entriamo nell'epoca moderna
> perda del tutto l'obiettività e questo squalifica
> il suo lavoro come quello di qualsiasi critico
>

Ad esempio, nella parte dedicata al primo novecento, spiega come a
Hollywood la palla fose in mano ai produttori mentre ad es. in Giappone
ci fossero i registi a capo del sistema produttivo. Una concezione
imprenditoriale-industriale contro una più legata ad una figura di
artista tradizionale.
Poi può anche darsi che Cousins sia tremendamente ideologizzato e nel
proseguio sia travolto dalle sue passioni politiche. Vedrò.

EF

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